Lei, eccetera di Anna Toscano

La scrittura di Agota Kristof, Janet Frame, Goliarda Sapienza

Un corso che è un viaggio attraverso tre scrittrici contemporanee, quasi negli stessi anni ma a latitudini differenti, che con le loro opere hanno creato un nuovo modo di scrivere sul tema dell’identità. Ognuna in maniera diversa, ma tutte sia in versi sia in prosa, ha attraversato la scrittura come strada per sopravvivere, ricostruirsi, esistere. Tre vite segnate dalla storia e dall’ambiente, tre esistenze che la società avrebbe voluto confinate altrove, tre donne che hanno lottato scrivendo e scritto lottando. Tre scritture completamente differenti che hanno ambientato nel Novecento le loro narrazioni: le loro personagge e i loro personaggi si sono mossi in un mondo contemporaneo e al contempo eterno, per parlare di storie e di Storia. Tre esempi di grande letteratura. Il titolo “Lei, eccetera”, è un omaggio alla raccolta di racconti di Susan Sontag, “Io, eccetera”, uscita nel 1963 a New York: un’opera che contiene una lettura e una analisi della società a lei contemporanea che molto ha in comune con le tre autrici di questo corso

La struttura del corso
Durante gli incontri si parlerà della vita e delle opere di queste tre grandi autrici: se ne metterà in relazione la biografia con la loro opera completa, tracciando fili che riannodino la loro grande capacità di scrittrici con il loro vissuto. Con tutte e tre le scrittrici si inizia parlando delle opere che hanno dato loro la notorietà, si prosegue con le altre opere pubblicate tessendo collegamenti e nessi tra le pagine. Una buona attenzione, infine, viene data alle loro raccolte poetiche – troppo spesso ignorate – cardine e talvolta origine del loro scrivere.

La durata
Il corso è di 12 ore: a ogni autrice vengono dedicati tre incontri, due di 1 ora e uno di 2 ore, durante questi ultimi la seconda ora è tenuta in serbo per domande, approfondimenti, discussioni.
Al termine di ogni incontro viene fornita una accurata bibliografia delle varie opere citate.

Il programma

Agota Kristof: la scrittura menzognera, ovvero scrivere per ricostruire identità

Mercoledì 7 aprile 19.30-20.30, Il grande romanzo

Mercoledì 14 aprile 19.30-21.00, La poesia e i racconti con la partecipazione di Vera Gheno, traduttrice

Mercoledì 21 aprile 19.30-21.30, L’analfabeta e il teatro (e il cinema)

Janet Frame: la scrittura per sopravvivere, ovvero scrivere per la chiara visuale

Mercoledì 28 aprile 19.30-20.30, Il grande romanzo

Mercoledì 5 maggio 19.30-20.30, Gli altri romanzi

Mercoledì 12 maggio 19.30-21.30, La poesia e i racconti con la partecipazione di Giovanna Scocchera, traduttrice

Goliarda Sapienza: la scrittura per esistere, ovvero scrivere per spostare confini

Mercoledì 19 maggio 19.30-20.30, Il grande romanzo

Mercoledì 26 maggio 19.30-21.00, Altri libri con Cristiana Raggi, attrice

Mercoledì 2 giugno 19.30-21.30, La poesia e le lettere con Angelo Pellegrino, il curatore di tutta l’opera e proprietario dell’archivio

Anna Toscano insegna Lingua italiana Scrittura per il Web presso l’Università Ca’ Foscari Venezia e collabora con altre università italiane e straniere. Scrive per varie testate, tra cui Il Sole24 Ore, minima&moralia, Doppiozero, Leggendaria, Artribune, occupandosi di letteratura, arte, fotografia. Molto l’impegno per la sua città, Venezia, sia attraverso la scrittura sia partecipando a trasmissioni radio e tv. Un’ampia parte del suo lavoro è dedicato allo studio di autrici donne, da cui nascono articoli, libri, incontri, spettacoli, curatele come Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne, 2019. La sua sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, La Vita Felice, 2018; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti fotografici sono apparsi in giornali, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali. www.annatoscano.eu 

Classe
Dodici allievi massimo (per poter garantire un dialogo diretto)
Costo
250€ (sconto 10% per chi ha già frequentato altri corsi di Scrittori a domicilio e per chi si iscriverà entro il 2 aprile);
85€ ogni singolo modulo (Janet Frame, Goliarda Sapeinza)


Info
corsi@scrittoriadomicilio.it

AMERICA TRA LE RIGHE 2 DI ENRICO MACIOCI

Descrizione del corso
Prosegue il nostro viaggio per conoscere alcune delle voci più incisive della letteratura americana. Dopo aver esaminato la “forma” romanzo nel primo corso, ci si soffermerà ora sulla forma breve della narrazione, la novella e il racconto. Per farlo però la partenza è da questa parte dell’Oceano, con un autore polacco naturalizzato britannico: con Joseph Conrad. Una scelta bizzarra? Niente affatto. Scopriremo come qui affondano le radici di quelle scelte stilistiche e letterarie che poi caratterizzeranno scrittori come Steinbeck o Wolff, Shaw o Hemingway.

Struttura del corso
Il corso si articolerà in tre moduli.
Primo modulo
Joseph Conrad, Cuore di tenebra (e non solo…), tre lezioni.
Secondo modulo
Analisi delle seguenti novelle:
Uomini e topi di John Steinbeck (una lezione)
Il colpevole di Tobias Wolff (una lezione)
Voci di un giorno d’estate di Irwin Shaw (una lezione)
Terzo modulo
Analisi dei seguenti racconto:
Colline come elefanti bianchi di Hernest Hemingway (una lezione)
Brave persone di David Foster Wallace (una lezione)
Storia di un padre di Andre Dubus (une lezione)
(Alla fine del primo e del secondo modulo, arricchiranno il percorso didattico due seminari lectio a cura di due ospiti esterni).

Durata corso
9 lezioni + 2 con ospiti esperti del tema
Le lezioni durano 1ora e mezza (45 min + piccola pausa + 45 min)

Materiale didattico
Verrà fornito di volta in volta
Classe
Dodici allievi massimo (per poter garantire un dialogo diretto)
Costo
250€ (sconto 20% per chi ha già frequentato)

Inizio lezioni 1 aprile
Calendario
1 aprile, 8 aprile, 15 aprile, 22 aprile (ospite), 29 aprile, 6 maggio, 13 maggio 20 maggio (ospite), 27 maggio, 3 giugno, 10 giugno

Info
corsi@scrittoriadomicilio.it


Rondini per formiche di Giorgio Ghiotti

Per chi non ci è nato, la provincia ha un fascino misterioso e inebriante. Che non ha bisogno d’essere rivestito di una patina di eroismo, né di veder allargare i suoi angoli sordidi nell’attesa ottusa di una mano salvifica. È, piuttosto, uno spazio-specchio. Un luogo che somiglia a chi lo vive, gli restituisce se stesso per com’è, nei vuoti o piuttosto nell’assenza dei pieni offre tempo e modo di scavarsi dentro. E facendolo di creare gli altri luoghi dove andare, disegnare i volti altrui non per come sono ma per come li immaginiamo, per come desideriamo che siano. Per, in altre parole “barattare rondini per formiche”. Nel romanzo di Giorgio Ghiotti, edito Nottetempo, la provincia ha la forma di Rora Laziale e il contenuto di tutte le Rora del mondo, che si stringe ancora di più al collo di Tommaso e Nicole dentro lo spazio di una casa dove a prendere spazio è il buio esploso nella mente di Anita, madre-assenza. Annichilita e straziata dalla fuga del marito Alfonso, in una Torino che è un altro pianeta, che suona come un abbandono che (non) finge di non esserlo. Dentro queste mura di presenze mancate Tommaso e Anita sono stati costretti a fare da soli, a farsi credere adulti e a non aspettare niente dal mondo, turando i buchi dell’infanzia perduta con una complicità granitica fatta più di silenzi che di parole, più di quotidianità che di confidenza. Mentre Anita si perde dentro se stessa, bambina affamata di cure e d’incapacità di stare nella realtà, per Tommaso e Nicole lo sguardo provincia diventa un grimaldello per aprire la scatola della realtà che sta fuori.


Per Giorgio Ghiotti, la provincia non è epica, è crudele ma senza enfasi, senza grida. La provincia è una ferita, che non si rimargina ma scorre in silenzio, mentre nessuno se ne accorge. La provincia è corpo, immaginato, osservato e poi scoperto, sperimentato. La provincia è Michele, ossessione e sottomissione, incarnazione del rifiuto negato a se stesso e da se stesso. È il punto di fuga dello sguardo verso un altrove forse possibile, verso Luca, amore e appiglio per lasciarsi tutto alle spalle, amore speranza e calore destinato all’abbandono.

In questo romanzo del 2016, crudo e luminoso come sono soltanto le cose vere, ci sono già l topoi del Ghiotti scrittore giovanissimo e maturo, evocati e riemersi fino al recente e fortunato “Gli occhi vuoti dei Santi”. C’è la famiglia, centro sacro e perduto di tutte le vite, luogo del sommo rifiuto e del legame di-sperato. C’è l’egoismo possessivo e dolcissimo proprio solo degli amori totalizzanti e viscerali, quelli usati come ancore per aggrapparsi alla vita e che le danno forma, c’è la bellezza spietata delle cose che accadono ed esplodono mentre nessuno se ne accorge. Mentre Tommaso e Nicole, inesorabilmente, crescono. C’è la fame di salvezza che – senza dei a cui pregare – ha le sembianze delle cose d’ogni giorno, di una “madre che riempie la lavatrice come una mancanza da cui uscire redenta”. C’è la letteratura – anche nella forma esatta della matematica – che tutto informa e tutto spiega – dove l’amore è Fermat e la realtà è Gombrovicz.


C’è il realismo lirico – più che magico – e onirico, la realtà fatta di visioni che assalgono e allontanano la ricerca di un appiglio, di un “noi che non è un nome ma un tempo ben preciso, futuro indicativo. Una speranza che si radica ostinata in un presente di incertezza, cullato dall’esplosione della tv commerciale, scosso dal tempo degli incerti dove vero e fals si confondono, della guerra in Iraq, del Crac Parmalat, delle Torri Gemelle. C’è l’equilibrio. I vuoti emotivi ma “in provincia è sempre pieno di qualcosa e in provincia non è mai troppo, è il respiro sospeso e gli occhi stranieri e le orecchie tese come antenne. C’è l’amore totale per la vita di chi diventa adulto con una rapidità che lo sorpassa ma con la goffaggine dei bambini, e la morte compagna, mano pietosa d’amica e di quiete.
C’è, soprattutto una lingua raffinatissima, germogliata dalla poesia, lingua colta e mai sovrabbondante, precisa e sorprendente. C’è la lingua della provincia, che Ghiotti svela o reinventa. Una lingua che non ha bisogno di cercare il basso, il volgare. Se la si ascolta con attenzione, anche la provincia parla in poesia.

E se così non fosse, sempre meglio “barattare una rondine morta per una formica cieca. Tanto il mondo se si può si vede, se no s’inventa”.

Zucchero e catrame di Giacomo Cardaci

di Chiara Palumbo


La marginalità non è glamour. La marginalità non è consolante. La marginalità non è vincente. E non lo diventa. È con questa consapevolezza lucida e “brutale si arriva a chiudere le pagine di “Zucchero e catrame” di Giacomo Cardaci, uscito per Fandango Libri facendo parlare di sé meno di quanto meritasse.


“Sguardo maligno di Dio” che si perde dentro una metropoli che della città luminosa e vincente del centro conserva una eco lontana e fasulla, quasi come le voci di quei ragazzini che restano “a piedi nudi a giocare nei prati” in quell’intrico di vie a ridosso della stazione in cui, nell’oggi in cui a scendere dal treno è il giovanissimo Cesare, resta soltanto la risulta sporca e abbandonata di case che sono tuguri dove si ammassa chi arriva sognando la città. Come la famiglia di Cesare appunto, partita dalla provincia di Udine, l’archetipo ideale della provincia dove tutti si riconoscono, dove i confini stretti rassicurano.
O stritolano, se sei diverso. Se non sai fare a botte, se la tua migliore amica è una Barbie. Almeno fino a che al tuo banco non si siede una ragazza brutta e con la mamma con la faccia verde, Ines, o meglio Lines.


Bastano lei e una vicina capace di offrire un bagno caldo a te e Miss Raperonzolo e un abito nuovo per lei per non sentire. O almeno per sopravvivere. Perché sì, la suora malefica che rapisce la bambola si sente, i compagni di classe che ti chiamano “Vanessa” si sentono. Eppure con le persone giuste accanto si può provare a sopravvivere. Almeno finchè tuo padre, ufficialmente barista, ufficiosamente protagonista di strani traffici da nascondere nei doppifondi, non dcide di sradicarti da quel che conosci per venderti un’illusione di luci e grandi spazi. E da un giorno all’altro Cesare, suo fratello Fabrizio e sua madre consumata da se stessa si trovano gettati in un mondo affamato di nuovi appigli. E uno, per Cesare c’è: bellissimo e crudele, Gabbo, il sogno impossibile che non lo lascerà mai. E in nome del quale cedere al disgusto dello sfruttamento, all’orrore laido di un uomo che cerca ragazzini per farsi umiliare da loro. Capace persino lui di scacciarlo, eppure di trasformare solo lui nel capro espiatorio di un vortice osceno.


Cardaci – avvocato che di storie come quella di Cesare ne ha incontrate tante – trova la forza e la parola antiretorica per raccontare anche l’abisso della prostituzione minorile, nelle sue pagine. Ma racconta soprattutto quegli angoli bui e sempre sotto il sole che popolano la Milano di oggi grattando appena con l’unghia sotto la patina della capitale morale.
E lo fa con la stessa sincerità inevitabile con cui Pasolini raccontava i ragazzi di vita delle borgate romane, con la vitalità con cui Tondelli raccontava le notti emiliane. Non c’è abiezione, nei suoi protagonisti, non c’è qualcuno che vive la paura di aver perso tutto o del giudizio dell’altro. Ci sono vite ai margini di tutto dove niente può accadere se non nel modo in cui accade.


Non c’è spazio per icone di ribellione, per storie di riscatto e di periferie che improvvisamente diventano centro di racconto, acquistano il fascino con cui si parte per un viaggio e si osservano da fuori mondi che non ti appartengono.
C’è una città “capovolta”, per usare in senso letterale un termine che non ha caso ha descritto, nel modo più deteriore, l’omosessualità per metonimia con pratiche e festini perfetti per scandalizzare dalle pagine dei giornali la borghesia perbenista delle grandi città.
Qui c’è un mondo, invece, che è sì rovesciato. Ma che si sta molto attenti a non vedere.
Cardaci butta il suo lettore dentro la realtà che racconta, senza appello. Con la leggerezza a tratti buffa e inconsapevole dei bambini – perché bambini sono, quasi tutti, i suoi protagonisti, sorpresi a tratti da se stessi e dalle proprie pulsioni – con la semplicità senza pietà di quello che accade. E da cui il lettore non può che esser preso alla gola nel momento in cui – se riesce a non sollevare un muro protettivo tra le sue emozioni e il mondo – deve accorgersi che sotto l’opera d’ingegno di un autore consapevole sta l’avvertenza a lettere chiare “signori, qui niente è inventato”.


Lo fa, però, con la consapevolezza letteraria dello scrittore di razza, che asciuga le parole perché sa sceglierle una per una, perchè sono quelle giuste per raccontare. Fa parlare i suoi protagonisti come ce lo si aspetta, seguendone con perizia anche la crescita e l’evoluzione, senza per questo rinunciare a una sapienza stilistica mai vezzosa e mai stonata.
Raccontare chi sta ai margini senza farne un’icona di cartapesta e senza umiliarlo è un esercizio che chiede misura esatta, rispetto e talento. Doti che Cardaci possiede e sa maneggiare. E che va reso merito in chi lo ha pubblicato d’aver riconosciuto, e al lettore il compito di valorizzare con la propria attenzione e la gratitudine che si deve a chi sa usare le pagine per metterci autenticamente scomodi: “Milano lontana dal cielo, tra la vita e la morte continua il tuo mistero”.

L’infinito di amare di Sergio Perroni

Di Valentina Berengo

“L’infinito fa metafora” diceva Sergio Claudio Perroni, il cui ultimo lavoro, postumo, uscito da poco per La Nave di Teseo, vede proprio il declinare all’infinito, nel titolo, e al suo interno nelle pieghe del pensiero, il verbo amare.

Si intitola infatti L’infinito di amare la pubblicazione che Perroni manda via mail alla sua editrice pochi giorni prima di scegliere di morire, un anno fa, ma si tratta invero di una composizione che aveva in animo e in punta di penna da circa una trentina d’anni. La dedica a Cettina (Caliò), la moglie, poetessa, e molto di poetico ha proprio il fraseggiare dell’autore che qui crea un flusso di coscienza “a due” che passa da lei a lui, da lui a lei, anime (e corpi) ritrovati dopo essersi persi.

Nel ragionare di loro stessi (ma sempre in terza persona, quella dell’autore che sa, perché ogni scrittore sa dell’amore) lui e lei si mettono a fuoco e poi sfuocano, in quel canto che vibra tr gli amanti, e che è fatto di dettagli, di fatti, di immagini: infinite possibilità e infinite possibilità tradite.

Se infatti Perroni ambisce (e riesce) in questa ardita doppia voce che si fa una, e che passa da mente a corpo senza soluzione di continuità, riesce al contempo a tradurre in racconto quel che ancora deve accadere, o che è accaduto, o non accadrà mai. 

L’incipit, che si chiama Oggi, e la chiusa, Domani, sono i primi a essere stati composti molti anni fa e, nel loro ipotecare il futuro in mille futuri possibili, rasentano la perfezione: “La vede dopo molti anni, qualcosa come dieci, qualcosa come ieri l’altro. La scena si svolge in un aeroporto, si svolge in un bosco, la scena si svolge in una segheria, in un atrio d’albergo, in un tram. Lei è in piedi, lei è seduta, lei è in piedi ma di profilo, è di profilo ma l’altro – di spalle non è. La trova ringiovanita, la trova invecchiata, la trova di un’età inverosimile. La trova e tanto basta”.

Forse è proprio nell’intrecciarsi di fatti e di pensieri, di promesse espresse da sentimenti rivelati dall’agire dei corpi, che Perroni compie quanto di straordinario il romanzo in un modo e la poesia in tutt’altro fanno a loro volta: Perroni trova un a terza via per dire l’amore cosa sia.

E lo fa in quella parte più corposa del libro, intitolata Ieri, che è il presente di ogni relazione, dove libera quel flusso, forse senza controllarlo del tutto, ch’è quel che ci coglie –lo sappiamo – quando l’altro diviene noi. Per un autore che ha fatto del labor limae la sua cifra (era traduttore, anche sotto pseudonimo, di nientemeno che Houellebecq, Steinbeck, Camus, Dicker, Foster Wallace, ma anche editor) l’aver consegnato al mondo una materia in parte incompiuta è forse, anche questo, un gesto di poesia.

Lezioni con Francesco Trento per Scrittori a domicilio

A lezione con Francesco Trento? Con Scrittori a domicilio si puó!
Per tutti i nostri amici, un accesso riservato ai nuovi corsi online.
Imparare a raccontare: scena per scena.
Scrivici per ottenere il tuo codice promo!

COSA TI PROPONIAMO? 

lunedì il VIAGGIO DELL’EROE, come si struttura una storia dalla prima all’ultima pagina, lavoro sul personaggio, arco di trasformazione, want, need, fatal flaw eccetera. Andremo avanti fino a settembre/ottobre (più o meno 20 lezioni).

mercoledì invece LA CREAZIONE DEL MONDO NARRATIVO (cinema, serie tv, e anche molta narrativa).
Sono due linee parallele, potete seguire entrambe le cose o solo una o saltare dall’una all’altra.
Le lezioni rimangono online su Vimeo, con password, così se uno se le perde può recuperarle con comodo.

5 lezioni 60 euro (50 per i membri di Scrittori a domicilio)
10 lezioni 100 euro (90 per Scrittori a domicilio)
20 lezioni 190 euro (175 per Scrittori a domicilio)
30 lezioni 280 euro (250 per Scrittori a domicilio)
50 lezioni 450 euro (400 per Scrittori a domicilio)


In più ci sono lezioni speciali una volta al mese, 15 ore o 8 ore, nel weekend..

Le prossime sono il 12-13-14 giugno
“Scrivere la serialità”, tenuta da Francesco Trento con Stefano Sardo (showrunner di 1992-1993-1994 e In Treatment) e Nicoletta Chinni (Creative Executive a Cattleya),

e poi il 27-28 giugno “Professione Autore”, tenuta da Leonardo Patrignani e da Francesco Trento.

In questa lezione ci sono cose gratis che potete prendere liberamente (tra cui un coaching gratuito).
https://www.facebook.com/groups/286813531714862/permalink/1075850519477822/

Su Scrittori a domicilio il Festival Internazionale di Poesia di Milano

Dalla mezzanotte del 16 maggio 2020 alla mezzanotte del 17 maggio, su Scrittori a domicilio inizia un bellissimo incontro.
La V° edizione del Festival Internazionale di Poesia di Milano sarà una piazza virtuale, planetaria ospitata sugli spazi social del FIPM e su quelli di Scrittori a domicilio.

Saremo collegati con Festival, poeti, scrittori, attori, artisti, musicisti, pensatori di tutto il mondo. Cronisti brevi e astratti del proprio tempo, come li chiamava Shakespeare.

Due giorni – 16 e 17 maggio 2020 – per redigere, tutti insieme, un Diario dell’Inquietudine. Per raccontarci, in tutte le lingue della creazione, questi giorni che segnano un passaggio epocale tra la vita finora conosciuta e quella che verrà. “La poesia è un albero/senza foglie/ che offre riparo”, diceva Juan Gelman.
Noi ci crediamo.

Come partecipare:

La partecipazione avviene attraverso l’invio di un video (mass. 3 minuti), da postare direttamente sull’evento o sul gruppo di scrittori a domicilio. All’interno, all’inizio o alla fine, dire il proprio nome e: “per il Festival Internazionale di Poesia di Milano e scrittori a domicilio”
Previa approvazione sarà subito visibile.

L’insieme, che potrete mandare in qualsiasi momento, costituirà la nostra risposta. Il racconto poetico, emozionale dei giorni che oggi ci tocca vivere. E interpretare.

In collaborazione con il Festival ospiteremo poi su entrambi gli spazi quattro eventi speciali:

Sabato 16 alle ore 18.30 Chiara Palumbo per conto di Scrittori a domicilio converserà con Milton Fernàndez, direttore artistico del FIPM, su “Fare cultura”: cosa significa fare cultura in tempi sospesi, quale valore ha e quali forme potranno prendere l’arte e la creatività, sulla via della poesia intesa come tutto ciò che è creazione.

Sabato 16 alle ore 21, l’evento più atteso: “Al di qua di questi fogli”. Un omaggio a Pierluigi Cappello, Le parole, la vitalità, il sorriso. Un alfabeto essenziale per stare insieme a Pierluigi Cappello: poeta, uomo, sguardo di rara libertà. Poeta amatissimo, che Silvio Raffo ha definito “il solo, vero poeta del nuovo Millennio“. Con la moderazione di Michela Fregona, le parole essenziali per scoprirlo e ricordarlo ce le portano gli scrittori Alberto Garlini, Alessandro Fo e Gian Mario Villalta. Insieme alle letture scelte dall’attrice Lucia Mascino che in questi mesi di quarantena ha deciso – come già su suoi social e sulle pagine del Teatro di Roma – di “inciampare nella poesia” di Cappello e dar voce ai suoi versi.

Domenica 17 alle 18.30, invece, Milton Fernàndez voliamo in ci accompagna a disegnare “Un continente in poesia”. Fuori dalle semplificazioni, l’editore e scrittore ci racconta i molti mondi, le storie e la Storia del Sudamerica che si svelano nei versi dei suoi poeti, noti e da scoprire.

Domenica 17 alle 21, l’omaggio è invece a Carlo Coccioli. Il grande rimosso del Novecento“. Alessandro Zaccuri fa rivivere un grande autore colpevolmente dimenticato attraverso i libri pubblicati da Lindau. Insieme a lui Alessandro Raveggi, che su Coccioli pubblicherà “Il grande karma”, in uscita nei prossimi mesi per Bompiani.

Elisabetta Sgarbi su Scrittori a domicilio

Elisabetta Sgarbi, dopo una laurea in farmacia, ha iniziato a lavorare nel mondo editoriale, dapprima presso lo Studio Tesi, successivamente in Bompiani, dove è stata ufficio stampa, editor e poi direttore editoriale per oltre 25 anni. Nel 2015 ha lasciato la Bompiani per fondare, assieme ad altri autori ed editori tra cui Mario Andreose ed Eugenio Lio, La nave di Teseo, di cui è Direttore generale e Direttore editoriale. Alla fondazione della nuova casa editrice è legato indissolubilmente il nome di Umberto Eco, che ne ha voluta la nascita con passione e impegno. Nel 2017 la nave di Teseo ha acquisito la Baldini & Castoldi e Oblomov Edizioni, divenendo un gruppo editoriale indipendente di cui Elisabetta Sgarbi è Direttore generale. Ha ideato, e da 20 anni ne è Direttore artistico, il Festival La Milanesiana, Letteratura, Cinema e Scienza che presenta e raccoglie attorno ai singoli temi personalità di spicco europee e mondiali del pensiero e dell’arte. Dal 1999 produce e dirige i suoi lavori cinematografici presentati ai più importanti Festival internazionali, tra cui quelli di Venezia, Torino e Roma. Presiede la Fondazione Elisabetta Sgarbi, attiva nel promuovere l’arte e la lettura, oltreché nella produzione e ideazione di incontri e mostre

Nicola Lagioia racconta SalToExtra

Può la virtualità sostituire, in questa fase, gli incontri reali?

Questi giorni ci hanno dimostrato che è possibile.

Così anche il Salone Internazionale del Libro di Torino non rinuncia alla sua edizione di quest’anno e sceglie la rete:

autori e autrici da (quasi) tutto il mondo si passeranno il testimone per una quattro giorni di cultura, tutta in diretta su bit.ly/SalToExtra dal 14 al 17 maggio.

Scrittori a domicilio ospita il suo direttore Nicola Lagioia che ci racconterà questa nuova versione.